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Un uomo, una donna, il silenzio
Il frangente di una storia che Bonnard ci racconta con un’immagine unica ma equivoca, significati che si rinnovano in mille dettagli ogni volta diversi, talvolta discordanti, rassicuranti o contradditori a seconda di quando e come ci avviciniamo alla scena.
Loro lasciati lì, senza l’ausilio di un titolo che spieghi qualcosa di quello che è successo mentre eravamo distratti, di nuovo immersi nel loro quotidiano, immobili e lontani oppure semplicemente complici di un amplesso che si intuisce ormai concluso.
Composti e assorti, in silenzio si offrono al mondo che spia il loro commiato.
Quello stesso silenzio che sorprende anche noi, estranei eppure immessi nostro malgrado ... -
Spaccature
Tra le occasioni di straordinaria apertura nel mondo che il corpo è in grado di spalancare ai nostri sensi eccone una che giunge al tatto e dunque alle mani senza passare apparentemente dal pensiero. C’è come un iniziale arresto provvisorio, un silenzio ricettivo e spaesante che ci conduce fin dentro la materia la quale tacitamente chiede di essere manipolata. Per dirla con Bataille è “punto d’arresto propizio a uno sgorgo, un arresto provvisorio tra lo splendore della perdita e l’accumulazione di forze" (G. BATAILLE, Madame Edwarda).
Questo arresto improvviso di ogni volontà di intervento attivo sul mondo, una sorta di passività cieca guida i sensi lungo i sentieri di un sapere... -
Corpo_Spazio_Parola di Stefania Bortoli. Un’ibridazione tra parola e musica
Linee morbide tracciate con leggerezza e “con gli occhi chiusi” insinuano nella fissità di un foglio bianco alternative inaspettate e, nella coerente incoerenza, ciascuna immagine resta inclusiva e meravigliosamente spalancata a ogni attesa possibile. Così il disegno di Francesca Raineri che introduce al testo ci chiede di essere immaginato e completato ma rimane al tempo stesso simbolo di un’impossibilità interpretativa definitiva e univoca. Allo stesso modo le poesie di Stefania Bortoli disegnano un’intenzione che si espande come in cerchi concentrici lontano da un’unica linea evocativa. Il gesto flessuoso della parola/corpo asseconda quasi senza peso, in una danza leggera, l’incontro di sé attraverso lo sguardo dell’altro. Così facendo si oltrepassa slacciando...
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La caduta
Faceva capolino tra rosa e ginestra
l’ombra minacciosa
di un’eccedenza.
Era mattina ed era sera in un lampo
ma io
andavo nella grande casa
con braccia tese avanti a me
a tastare i silenzi,
cieca.
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