Rifrazioni

Romanzi in cucina

La signora Anne Tyler scrive commedie. Sono libri semplici e profondi, pieni di domande su quello che siamo. Genitori, figli, gli abissi che si aprono nella nostra vita quotidiana. Piccoli viaggi, scatole, tessuti, conversazioni in cucina, bambini, strane abitudini che raccontano qualcosa di noi, un uomo che continua a costruire cassetti da tipografo per i piccoli oggetti di sua moglie che è andata via e li lascia nel garage, dietro le gomme della macchina. Cose come queste, che sono il racconto di una vita, delle nostre vite. Piccole follie quotidiane, momenti buffi, tragici, divertenti, solitudini che sembrano pozzi scavati con un cucchiaio da minestra, e poi gatti, automobili, libri, tavole calde.
La domanda potrebbe essere se l’arte può davvero raccontare la vita. Lei ci riesce. I grandi ci riescono. La cosa più strana è che per farlo devi scegliere un angolo, una voce, come se per raccontare il mondo devi raccontare un mondo, potrebbe essere la vita di un pescatore francese nell’ottocento come la storia di quando hanno costruito un palazzo a New York, qualunque cosa che nasce da un movimento interno, da una condizione di ascolto. Non ci sono storie piccole o grandi. Tutto può essere raccontato, e ogni cosa, si può dire, può essere il racconto, tutto può rispecchiare la vita stessa. L’arte di Anne Tyler è questo.
Il libro accoglie immagini, sogni, pensieri, conversazioni, ricordi, paesaggi, c’è vera poesia in tutto questo, e solo un romanzo può farlo. E’ come se la voce fosse distesa come grano su un tavolo, non un singolo chicco ma tutto l’insieme, il disegno, è per questo che alcuni grandi poeti hanno scelto di scrivere romanzi, King, Salinger, Kafka, Marquez, e altri, come Carver e Borges, volevano farlo. Il romanzo è la forma del mondo, il suo racconto, e la tua voce diventa universale, quella di tutti. La signora Anne Tyler potrebbe raccontare la nostra domestica e quotidiana follia.