Rifrazioni

Leggendo Cronache dal tempo libero di Simone Beghi

Non credo sia un caso che il primo testo della prima sezione, intitolata GENESI, sia La stanza dei punti interrogativi. Così come non credo sia un caso che anche nel bellissimo componimento finale le parole centrali siano “silenzio” e  “domande”, due parole che sono una la condizione dell’altra.
Come se il nucleo stesso del libro, dal suo primo dispiegarsi alla sua conclusione, fosse la domanda. Il titolo stesso della silloge apre molte riflessioni, perché il concetto di tempo libero, e più in generale di tempo, è qualcosa di tutt’altro che banale. Preferisco però non riportare le risposte che mi sono data, perché non sarebbero in grado comunque di esaurire la complessità del tema e perché mi piace l’idea che sia ogni lettore a trovare le proprie.
Mi sembra però opportuno richiamare l’attenzione sulla parola “cronache” perché la trovo molto significativa. Il genere letterario della cronaca è noto fin dal medioevo ed è una forma di narrazione storica che riporta gli eventi, di solito in ordine cronologico, e in cui non c’è distinzione gerarchica tra i fatti rilevanti e quelli secondari.
Il reale oggetto delle cronache di Simone Beghi è invece, secondo la mia impressione, un altro: ciò che non viene detto, ciò che non può essere detto.
A questo riguardo uno dei testi più emozionanti, il cui titolo riecheggia quello del libro, è Cronaca locale, dove viene riportato un tragico evento simile a tanti che si leggono quotidianamente sul giornale. L’autore rende chiaramente percepibile lo scarto incolmabile tra i dettagli del fatto di cronaca e tutto ciò che invece resta dietro le parole come un’ombra, tutto ciò che viene taciuto e che proprio per questo reclama con forza che gli venga data attenzione.
Non è negli oggetti, non negli accadimenti e nelle parole che si trova il senso cercato, il senso del tempo vissuto, ma allora dove?

IL REGNO

Quando l’uomo sparisce dalla
faccia della terra,
spariscono gli oggetti
gli spostano
le sedie sotto
il culo,
lo cercano quell’uomo
senza posa e non si trova
nei libri, nelle amanti
nelle analisi
del medico,
il posto, il trono che gli spetta
non si trova, e allora,
vuoi per compassione
e non capendo
esattamente
la disposizione
gli eredi e il testamento
il documento, la fattura,
resta solo l’ombra
di un oggetto, un regno,
una minaccia,
una chiazza di sudore
sulla sedia.

Le pagine di questo libro mi fanno pensare alle fotografie appese al muro nel testo Click:

– per vedere le foto sul muro
bisogna lasciare le tapparelle giù
e luce, alla fine, niente altro
che un filo

perché troppo sole “si mangia i contorni”, il taglio bruto della piena luce sembra mostrare le cose in tutti i dettagli e invece resta sulla superficie e sottrae loro la parte essenziale.
Come ha descritto perfettamente Valentino Ronchi nella postfazione, guardare la carrellata fotografica di queste Cronache significa fare un viaggio: un “viaggio di formazione attraverso il viaggio di formazione di un altro”. Un viaggio attraverso le tappe che si susseguono formando le sezioni del libro: I. GENESI – II. PUBERTÀ – III. LAVORO – IV. TEMPO LIBERO – V. FINALE – VI. POI, e che ciascuno di noi potrebbe riscrivere e percorrere componendo la propria personale, e insieme universalmente umana, parete delle fotografie.
A questo proposito ricordo un aspetto riferito dall’autore in un’intervista: le Cronache non sono state scritte nell’ordine cronologico degli eventi ma sono frutto di una “ricostruzione temporale après-coup, come dicono gli psicanalisti”. Questo passaggio è essenziale, al di là della scrittura, per ogni interiorizzazione e rielaborazione dell’esperienza vissuta e da questo punto di vista mi sembra che l’ultima sezione, POI, questo “ulteriore spazio postumo misterioso”, come l’ha definita Simone Beghi, si possa leggere in due modi: da un lato in senso temporale, come ciò che segue il finale, ma anche in senso simbolico come quello spazio della ricerca del senso, del “taglio e cucito” dei frammenti guidato dalla necessità di ridare voce a ciò che è sprofondato nell’ombra. In questa sezione compare infatti un richiamo all’egittologia, come se l’autore evocasse un’operazione quasi archeologica di ricostruzione a partire dalle tracce lasciate dalle nostre vite.
Quindi POI è sì ciò che segue la fine ma anche ciò che precede l’inizio, ciò che precede ogni narrazione, nella circolarità che questo libro mi sembra aprire, suggerendo un tempo che è dentro e insieme fuori dalla linearità del “tempo ordinario” che scandisce i nostri giorni.  

(foto di Simone Beghi)
Simone Beghi, Cronache dal tempo libero, Arcipelago Itaca Edizioni, 2025