Rifrazioni

Corpo_Spazio_Parola di Stefania Bortoli. Un’ibridazione tra parola e musica

Linee morbide tracciate con leggerezza e “con gli occhi chiusi” insinuano nella fissità di un foglio bianco alternative inaspettate e, nella coerente incoerenza, ciascuna immagine resta inclusiva e meravigliosamente spalancata a ogni attesa possibile. Così il disegno di Francesca Raineri che introduce al testo ci chiede di essere immaginato e completato ma rimane al tempo stesso simbolo di un’impossibilità interpretativa definitiva e univoca. Allo stesso modo le poesie di Stefania Bortoli disegnano un’intenzione che si espande come in cerchi concentrici lontano da un’unica linea evocativa. Il gesto flessuoso della parola/corpo asseconda quasi senza peso, in una danza leggera, l’incontro di sé attraverso lo sguardo dell’altro. Così facendo si oltrepassa slacciando e sfilacciando il confine tra sé e mondo circostante. È così che si origina “questo spazio di grazia/come libertà di sentire tutte le vite/che vivono”.
Ed è invece “il taglio della dissonanza” quello che guida dentro e fuori la memoria di un corpo che è anche ombra oltre che spazio di luce e d’incontro.
La scrittura diviene, nel procedere delle liriche, un filo sottile ma resistente che cuce insieme dettagli famigliari con le “visibili ali del desiderio” che solo la danza può accogliere nel suo flessuoso movimento ma che altrettanto unicamente è la parola a far sì che si affaccino all’orizzonte della mente.
C’è, nell’intersecarsi continuo e germinativo di corpi _ parole _ musica, l’emergere improvviso di un corpo fluido senza vincoli di tempo e di spazio. Un corpo ibrido, frutto di un’adeguazione inerte ma benefica che si flette su se stessa e sull’altro, con approssimazioni, errori, incertezze che non si curano d’altra cosa che di raccogliersi in un movimento di danza.
Dalla parola/musica di Stefania Bortoli rinasce intatto e imprevisto un senso di comunanza che nel silenzio crea spazio per l’altro predisponendosi all’ascolto. “Sono solitudine felice” scrive, sono piccoli voli d’ispezione sul nuovo mondo che si apre con l’aprirsi di un’inedita, sconosciuta sensibilità.
“lasciamo andare l’abbraccio/mentre sguardi interiori/percepiscono punti d’appoggio”.
Braccia che si aprono per accogliere e sostenere, corpi che vibrano consustanziali, limitrofi eppure altri e altrove, in una danza che smembra l’io in mille piccoli rivoli percettivi.
“singole parti del corpo” che ci conducono mano a mano proprio nel cuore del mondo, nel cuore del silenzio, dentro e fuori da noi.


In foto: una scultura di Adriana Belcredi ispirata dalla lettura del libro
(Stefania Bortoli, Corpo_Spazio_Parola, Arcipelago Itaca Edizioni, 2025)