Rifrazioni

Sulla ridondanza. Una riflessione su A oriente di qualsiasi origine di Annalisa Rodeghiero

Per una straordinaria coincidenza mi sono trovata a leggere nello stesso momento due autrici accomunate dal fatto di essere non solo scrittrici ma anche entrambe laureate in Scienze Biologiche: Annalisa Rodeghiero e Lucia Carli.
Ho conosciuto Giovanna e Stefano, la figlia e il genero di Lucia Carli, alla Scuola Filosofica di Pacina scoprendo così gli scritti di Lucia, tra cui il saggio Evento 3, la silloge Poesia della materia intera (Campanotto Editore) e un testo che mi ha suggerito questo collegamento tra le due autrici: Ridondanza (Lubrina Editore).
Sicuramente non è un caso che entrambe abbiano evocato un concetto che si collega a qualcosa di fondamentale ed enigmatico in biologia: la ridondanza del codice genetico, cioè la proprietà per cui uno stesso aminoacido può essere codificato da più triplette di codoni. Questa proprietà fondamentale garantisce la stabilità delle specie viventi ma allo stesso tempo la loro adattabilità e capacità di rinnovarsi creativamente.
Lucia Carli definisce la ridondanza come «riserva segreta di nuovi possibili» e ne esprime la dinamica attraverso l’immagine della spirale, in cui intravede i «continui suggerimenti dell’origine in espansione». La ridondanza è il luogo dove emerge ogni significato, oltre la visione parziale in cui un aggregato di eventi viene isolato e sottratto alla connessione con l’universale «rete di appartenenza».
Un interessante articolo di Mirko Di Bernardo sulla rivista «Dialegesthai» prende il via dal libro Il caso e la necessità di Jacques Lucien Monod per addentrarsi nell’interrogativo posto dal famoso biologo francese riguardo alla struttura primaria (la sequenza lineare di aminoacidi determinata dal DNA) e al suo messaggio preciso e fedele ma essenzialmente indecifrabile, che giunge dall’«abisso dei tempi» e inevitabilmente mette di fronte al mistero dell’origine.
Come Lucia Carli, Di Bernardo sottolinea come l’informazione autentica del bios vada rintracciata nel campo semantico, cioè nella logica della possibilità, nella funzione creatrice e organizzatrice del significato la quale precede la sintassi, cioè lo strutturarsi dell’informazione.
Nella trasmissione di questo messaggio ha un ruolo fondamentale la ridondanza, essenziale per la fedeltà nella trasmissione dell’informazione originaria.
Da alcune ricerche condotte sulla scia degli studi del linguista George Kingsley Zipf è emerso che le porzioni silenti del DNA hanno caratteristiche molto simili a quelle di un linguaggio naturale e presentano una ridondanza molto più grande rispetto alle porzioni codificanti. Le ricerche rilevano che il linguaggio umano e il DNA hanno in comune la ridondanza come funzione che impedisce la perdita dell’informazione, ne favorisce la trasmissione in forme diverse e rende possibile l’emergere di nuove funzioni e interpretazioni.
Queste osservazioni, che partendo dalla biologia si ampliano attraverso Lucia Carli alla ricerca di un nuovo linguaggo e a una visione onnicomprensiva del mondo, approdano ad Annalisa Rodeghiero e alla sua esplorazione della soglia tra silenzio e parola nella silloge A oriente di qualsiasi origine.
Il temine ridondanza compare nel primo testo della Parte Prima ed è esplicitamente collegato all’origine:

L’origine stava nel nome pronunciato
come un’eco ridondante
sotto le vertebre – se le vertebre
s’erano incurvate a trattenere l’anima
che non volasse troppo in alto.

Il corpo è dimora che ospita e riverbera a sua volta l’eco del nome pronunciato, un’eco la cui fonte è per sua natura inafferrabile anche se si manifesta attraverso la sua traccia visibile e sonora.
Il testo I riecheggia nel testo VI della stessa sezione:

Ogni singola cosa era già in nuce
e tutto comprendeva.
L’anima se c’è nasce già pronta,
mia amata Cvetaeva. Ogni parola un’eco
ridondante la viva presenza,
anche del silenzio
se nella distanza intercostale era
il perdurare del lampo interstizio d’ala,
luce solenne di vita nascente,
come d’albero, da dentro.
D’albero e non casa.

Di nuovo il corpo, la cassa toracica è cassa di risonanza della parola che in quanto eco del silenzio non può cercare i contorni netti delle cose illuminate dalla luce diurna ma solo quelli sospesi tra la notte e il giorno: «ma non sia troppa la luce – ché serve / serve distanza tra ciò che siamo e il sogno».
Questa soglia di passaggio tra l’oscurità e la luce è lo spazio in cui si dispiega l’opera ed è uno spazio in cui non c’è più distinzione tra il fuori e il dentro. L’avvento del nuovo giorno non è un evento scontato e non appartiene alla realtà esterna ma è frutto di una continua decisione, di una perenne creazione personale:

Si placasse la notte che inesorabile perdura,
il suo essere – macigno sul cranio di formica
zampette strette alle catene. Si aprisse
una via di fuga al giorno prima che sia tardi
prima di finire schiacciati
dal peso
per non essere stati.

La ridondanza è il perenne riecheggiare dell’origine (è il «ripetersi di richiami / primordiali») e poiché è l’eco non di qualcosa che è già dato nella realtà ma di qualcosa di silente e senza forma, non può mai essere ripetizione ma si manifesta in forme sempre nuove e irripetibili. La dimensione aurorale della ridondanza porta ogni volta nel nome pronunciato il non detto che appartiene al silenzio, apre quella fase nascente e crepuscolare in cui i due mondi si toccano e possono comunicare tra loro proprio in virtù di quella luce che non è più notte e non è ancora giorno.
Il ridondare del silenzio riempie lo spazio tra ogni fine e ogni inizio: è quel richiamo che dissoda il buio e apre un varco allo sgusciare del giorno. C’è in quell’eco una promessa, termine che dà il titolo alla Parte Seconda (Le promesse della neve): una promessa che provenendo non dall’esterno ma dall’origine non può non compiersi, perché è anche solo il muoversi verso di essa, è l’«interrompere il buio della resa» e il muoversi «oltre l’incompiuto del presagio» che la realizza («è tutto nella fede dell’andata il compimento»).
Questa promessa è “Oriente” nella duplice accezione di ciò che sta all’origine e di ciò che è meta e orienta il cammino, come nota Daniela Bisagno in una sua profonda lettura.
La ridondanza è il ripetersi della promessa, è il cerchio dell’albero che nel compiersi uguale a sé stesso prepara un altro cerchio nuovo e diverso.
Poiché «il tempo non esiste» e quindi «mai l’abbiamo perso / e mai lo perderemo» e poiché l’origine coincide con l’approdo, la promessa si trova già da sempre sulla soglia tra la notte e il giorno e chiede solo che le si apra un varco.
La parola poetica è quindi a sua volta eco ridondante l’origine, è custode della fedeltà ad essa attraverso il «nome pronunciato / a oriente d’ogni altro nome» e allo stesso tempo è artefice del suo perenne ricrearsi.
Il testo XI della Parte Prima, in cui compare il simbolo della torre che richiama quello del castello, mi ha fatto ricordare un meraviglioso racconto di Franz Kafka, Il messaggio dell’imperatore. L’imperatore morente affida al suo messaggero delle parole per il suo suddito sperduto nel più remoto angolo del suo regno. Il messaggero si mette subito in viaggio e cerca di farsi strada nella moltitudine mostrando sul petto il segno del sole, ma la moltitudine è enorme e lui si trova ancora negli appartamenti del palazzo interno; se anche riuscisse a superarli dovrebbe attraversare i cortili del primo palazzo e poi altri palazzi e altri cortili e poi, oltre il palazzo imperiale, «la capitale, il centro del mondo, ricoperta di tutti i suoi rifiuti. Nessuno può uscirne fuori e tanto meno con il messaggio di un morto. Tu, però, stai alla tua finestra e lo sogni, quando scende la sera».
In A oriente di qualsiasi origine, invece, «la promessa prima, verrà conservata» perché è già sulla soglia tra la notte e il giorno, perché «è nello svelarsi che sta l’accadimento».

Annalisa Rodeghiero, A oriente di qualsiasi origine, Arcipelago Itaca Edizioni, 2021

(Nella foto: il sorgere del sole visto dal monte Verena, luogo molto presente nel libro in termini concreti e simbolici)

Riferimenti:
https://mondodomani.org/dialegesthai/articoli/mirko-di-bernardo-02
https://arcipelagoitaca.it/blogs/blog/su-e-da-a-oriente-di-qualsiasi-origine-di-annalisa-rodeghiero-recensione-di-daniela-bisagno
https://arxiv.org/html/2503.23494v1
https://www.letteratour.it/altro/a01_letteratura_e_dna.asp
Lucia Carli, Evento 3, Campanotto Editore, 2009
Lucia Carli, Ridondanza, Lubrina Bramani Editore, 1989