La geometria frattale in Rilegature veneziane di Clarissa Arvizzigno
Stavo leggendo un libro sulla geometria frattale e mi sono chiesta quale raccolta poetica potesse avere caratteristiche simili. La prima che mi è venuta in mente è Rilegature Veneziane di Clarissa Arvizzigno (Arcipelago Itaca Edizioni, 2025).
La geometria frattale è nata dall’osservazione delle forme presenti in natura (le coste, i rami degli alberi, i fiocchi di neve), lontane dalle figure regolari della geometria euclidea. I frattali sono oggetti molto complessi che posseggono un carattere apparentemente caotico e hanno una peculiarità fondamentale: l’omotetia interna ovvero la ripetizione di uno stesso motivo su scala sempre più ridotta. Ogni frammento contiene quindi l’intero e ne riproduce la complessità.
In Rilegature Veneziane la ricorsività della geometria frattale appartiene a ogni elemento dello spazio: alla struttura labirintica della città e allo snodarsi dei suoi canali, all’acqua che pur essendo lo stesso elemento appare su scale sempre diverse (goccia, conca, pozzanghera, palude, laguna), all’imprevedibile snodarsi dei passi e degli itinerari.
Il testo Passaggi sembra tradurre in immagini la differenza tra la geometria euclidea e quella frattale introducendo nell’apollinea precisione del quadrilatero vuoto della piazza immersa nella luce l’evocazione dell’ombra che nasconde, che trasforma in nebbia quella chiarezza e quella geometria perfetta. Da una parte abbiamo il ritaglio preciso dello spazio, rafforzato da altri termini come “ipotenusa”, “triangolo perfetto”. Dall’altra viene suggerita l’idea di un diverso equilibrio, “ondulato”, non lineare ma custodito da itinerari imprevedibili e intricati passaggi appena intravisti mentre si addentrano in un oltre che non è un fuori: sta all’interno come il risvolto del tappeto, come uno dei fili che insieme alla luce compongono l’immagine completa (non a caso sono molti nella raccolta i riferimenti alla tessitura, al mosaico).
Evocazione, invocazione:
“Lo spazio che dal vicolo ci invoca
non ha vita, è solo un’espansione nominale,
nome da nome, una generazione vocativa”.
Nel suo carattere frattale il testo poetico non si sovrappone allo spazio, non lo racconta ma È lo spazio, è il labirinto di canali della città invisibile, è la stessa acqua e da qui nasce quella sensazione di “abbacinante vaghezza” di cui parla Paolo Steffan nella sua introduzione e che è l’abbagliante frammentarietà dei riflessi sulla superficie, che lasciano intravedere e insieme nascondono la visione completa del paesaggio in piena luce e di ciò che sta nell’oscurità, l’ombra dei vicoli e l’abisso dell’acqua che rimesta cose e memorie nel suo fondo.
Durante la lettura della raccolta mi era venuto in mente il termine “ridondanza” ma mi era inizialmente sembrato inopportuno perché viene di solito utilizzato in senso negativo per indicare la superflua ripetizione di elementi privi di significato. Invece per una straordinaria coincidenza mi è venuta in soccorso una pagina che ho aperto a caso dal libro A oriente di qualsiasi origine di Annalisa Rodeghiero (Arcipelago Itaca Edizioni, 2021):
“Ogni parola un’eco
ridondante la viva presenza”.
Nella geometria frattale la ridondanza (che contiene “onda” e “danza” rimandando all’incessante movimento e al carattere sfuggente dell’acqua) è la legge della ricorsività, la ripetizione dell’irripetibile. Come forma vivente il testo non rimanda ad altro fuori di sé, è esso stesso lo spazio che lo contiene e in cui è contenuto. Uno degli ultimi testi, Elegia, è un frammento che incarna perfettamente la natura dell’intero libro e non a caso compaiono proprio le parole “intero” e “frammento” e la parola si rivela nella sua essenza intimamente acquatica, acqua fatta della stessa acqua di Venezia, vetro fatto dello stesso vetro degli specchi e delle finestre, in un incessante rimandarsi di riflessi:
L’intero di parola mai scoperto,
la previsione dal retro della carta:
un vetro in pianto, un rito in suono
e giù quella parola tracimava
dal lamento un’elegia legata:
le lettere in collana, le sillabe in frammento.
Un canto si scollava
in lune di lagune ed era notte.
(fotografia di Paolo Lotto)