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Leggendo Cronache dal tempo libero di Simone Beghi
Non credo sia un caso che il primo testo della prima sezione, intitolata GENESI, sia La stanza dei punti interrogativi. Così come non credo sia un caso che anche nel bellissimo componimento finale le parole centrali siano “silenzio” e “domande”, due parole che sono una la condizione dell’altra.
Come se il nucleo stesso del libro, dal suo primo dispiegarsi alla sua conclusione, fosse la domanda. Il titolo stesso della silloge apre molte riflessioni, perché il concetto di tempo libero, e più in generale di tempo, è qualcosa di tutt’altro che banale. Preferisco però non riportare le risposte che mi sono data, perché non sarebbero in grado comunque di esaurire la... -
Corpo_Spazio_Parola di Stefania Bortoli. Un’ibridazione tra parola e musica
Linee morbide tracciate con leggerezza e “con gli occhi chiusi” insinuano nella fissità di un foglio bianco alternative inaspettate e, nella coerente incoerenza, ciascuna immagine resta inclusiva e meravigliosamente spalancata a ogni attesa possibile. Così il disegno di Francesca Raineri che introduce al testo ci chiede di essere immaginato e completato ma rimane al tempo stesso simbolo di un’impossibilità interpretativa definitiva e univoca. Allo stesso modo le poesie di Stefania Bortoli disegnano un’intenzione che si espande come in cerchi concentrici lontano da un’unica linea evocativa. Il gesto flessuoso della parola/corpo asseconda quasi senza peso, in una danza leggera, l’incontro di sé attraverso lo sguardo dell’altro. Così facendo si oltrepassa slacciando...
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In Cina c’era una vecchia che da oltre venti anni manteneva un monaco. Gli aveva costruito una piccola capanna e gli dava da mangiare mentre lui meditava. Un bel giorno si domandò quali progressi egli avesse fatti in tutto quel tempo.Per scoprirlo, si fece aiutare da una ragazza piena di desiderio. «Và da lui e abbraccialo,» le disse «e poi domandagli di punto in bianco: «E adesso?». La ragazza andò dal monaco e senza tante storie cominciò ad accarezzarlo, domandandogli che cosa si proponesse di fare con lei. «Un vecchio albero cresce su una roccia fredda nel cuore dell’inverno» rispose il monaco non senza un certo lirismo. «Non c’è più…
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Sulla ridondanza. Una riflessione su A oriente di qualsiasi origine di Annalisa Rodeghiero
Per una straordinaria coincidenza mi sono trovata a leggere nello stesso momento due autrici accomunate dal fatto di essere non solo scrittrici ma anche entrambe laureate in Scienze Biologiche: Annalisa Rodeghiero e Lucia Carli. Ho conosciuto Giovanna e Stefano, la figlia e il genero di Lucia Carli, alla Scuola Filosofica di Pacina scoprendo così gli scritti di Lucia, tra cui il saggio Evento 3, la silloge Poesia della materia intera (Campanotto Editore) e un testo che mi ha suggerito questo collegamento tra le due autrici: Ridondanza (Lubrina Editore). Sicuramente non è un caso che entrambe abbiano evocato un concetto che si collega a qualcosa di fondamentale ed enigmatico in biologia:…
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NATALE
Le scintille ingannavano il tempo
erano come baci lasciati cadere
in una buca delle lettere
per quanto l'attesa era tutto
adesso come allora -
Abitare l’assoluto. La tribù delle sirene di Federico Rottigni
Il memoir di Federico Rottigni La tribù delle sirene, che racconta la sua esperienza come soccorritore del 118 di Milano, mi ha fatto profondamente riflettere sull’immagine che abbiamo della dimora. Pensiamo alla casa come a un luogo che custodisce i nostri legami affettivi più importanti, un luogo di sicurezza e protezione.
Ma chi entra nella tribù delle sirene scopre che la casa è spesso luogo della violenza, dell’alienazione e della solitudine.
Cos’è la tribù delle sirene? Chi entra a farne parte lo fa perché ha seguito un richiamo a cui non ha saputo resistere: non il canto delle creature del mare ma l’ululato dell’ambulanza che attraversa le arterie della città... -
Biografia delle acque
La collera del polpo è in cerca di marinai improvvisati
presi dalla tempesta che dicono “Il cielo può aspettare”Un’ondata d’odio può essere l’ultimo avvertimento ai biologi
in vista del difficile sbarco di nuove navi in cantiere
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Da Il corpo vegetale di Elisabetta Sancino
Le altre si chiamavano Maria
mio padre aveva scelto Robinia
non ero graziosa ero castana
e scarna un neo sopra il labbro
una passione insana per l’acqua
mia madre diceva sei strana
per le bambine somigliavo a una strega
volevo solo essere amata
come si amano gli alberi
a primavera
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HOMAGE
Alla fine è un omaggio alla bellezza
come puoi sentire
cosa ti può raggiungere
come quando parli
e tutto quello che dovresti fare
è ascoltare
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Il guardiano (Eraldo Mancioppi)
Nel 1976 ero laureando in Medicina e Chirurgia. Quell’anno stavo scrivendo la tesi di laurea sotto la supervisione di un medico correlatore che mi propose un periodo di frequenza presso il manicomio di Marzana, un paesino in provincia di Verona, dove lui era aiuto ospedaliero.L’ospedale psichiatrico di Marzana era stato aperto da poco, attorno al 1970, in sostituzione del vecchio manicomio di San Giacomo in Tomba. Nasceva dall’idea sperimentale di rendere il luogo di cura meno alienante per i pazienti. Progettato dall’architetto Daniele Calabi e dallo psichiatra veronese Cherubino Trabucchi, consisteva in un complesso di piccoli edifici per evitare i classici monoblocchi ospedalieri. La struttura doveva sembrare, per il ricoverato,…